Tante conoscenze, una solo certezza.

Dopo aver passato due mesi insieme a virologi, epidemiologi, infettivologi e microbiologi, che mi hanno tenuto compagnia per 18 ore al giorno, mi accingo ad entrare nella fase 2 arricchito di nuove conoscenze. Ho imparato che la distanza di sicurezza da tenere è pari a 1 metro, ma anche a 1.80 e pure a 2 metri. Che chi ha gli anticorpi è immune ma anche che si può riammalare. Che la mascherina serve ma è anche inutile. Che il periodo d’incubazione dura 2 settimane, ma anche 3 e anche 4. Che il virus è partito dalla Cina a dicembre ma anche a novembre e pure a settembre. Che il test sierologico è fondamentale ma non serve a nulla. Che il virus resta in vita nell’ambiente 8 ore ma anche 8 giorni. Che il vaccino ci salverà ma anche no e che arriverà a fine di quest’anno e anche a fine dell’anno prossimo. Che il farmaco per l’artrite a Napoli guarisce e a Milano no. Che in Giappone hanno un farmaco miracoloso ma hanno adottato il lockdown per non distinguersi troppo dagli altri. Mi accingo ad entrare nella fase 2 con tante nuove conoscenze e una sola certezza: bisogna lavarsi le mani. Grazie Barbara, tu si che sei stata utile.

Barbara D'Urso - Come lavarsi le mani. IL VIDEO È VIRALE - YouTube

La vera falsa verità.

Le cose stanno così. Ogni mattina migliaia di giornalisti, pubblicisti, blogger, divulgatori e simili si svegliano e sanno che devono riempire migliaia e migliaia di pagine con milioni e milioni di parole raccontando fatti. Ma i fatti (quelli veri e attuali) sono molto, ma molto meno di quanti ne servirebbero e se li accaparrano i migliori, i veri giornalisti, quelli seri. Gli altri si arrangiano con fatti che forse avverranno, fatti che forse sono avvenuti, fatti dubbi, fatti non verificati, fatti inventati. La stragrande maggioranza di loro risolve la giornata cibandosi, ad occhi chiusi, di cose artefatte che portano il nome di “comunicato stampa”. Nel comunicato stampa un ente, un’autorità, un’organizzazione, racconta una verità che è quella più congeniale ai propri interessi. Spesso parlano di cose piccole facendole passare per cose grandi, o di cose che si vorrebbero fare ma che non si faranno mai. E’ una narrazione di parte che dovrebbe essere verificata, ragionata, approfondita con le domande giuste, quelle impertinenti. Dovrebbe, ma ci sono le migliaia di pagine da riempire e tutto fa brodo. Questa è l’informazione oggi. Quella che rappresenta una realtà che, in gran parte, non esiste. Non prendetela troppo sul serio e continuate a guardare le cose con i vostri occhi, toccandole con le vostre mani.

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OROSCOPO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Nel 2020 passerete più tempo in casa riscoprendo i valori della famiglia. Quando non avrete voglia di andare al lavoro, basterà chiederlo e vi sarà consentito. In particolare, le mamme potranno stare con i loro figli senza il rischio di perdere l’impiego.
Gli italiani si sentiranno un unico popolo, riscopriranno il valore della bandiera e tutti i giorni canteranno l’Inno di Mameli dai balconi delle loro case.
Tutti si preoccuperanno della salute degli altri. Aumenteranno gli ospedali e i posti letto, saranno assunti più medici e infermieri, che rischieranno la loro vita per assistere i malati.
Ci sarà un crollo dei reati. Furti, borseggi, scippi, rapine, si ridurranno a numeri insignificanti, al punto che chiuderanno i Tribunali e non si faranno più processi.
Verrà risolto il problema dell’inquinamento. L’aria diventerà salubre, anche i cieli sulla pianura padana saranno puliti, e persino l’acqua dei canali di Venezia diventerà così limpida che si vedrà il fondo e torneranno a viverci i pesci.
Ci dimenticheremo delle estenuanti file nel traffico. Anche nei grandi centri urbani le strade saranno libere e facilmente percorribili.
Ci sarà la chiusura delle frontiere europee, tanto auspicata da alcuni politici e non si verificheranno più sbarchi di clandestini sulle nostre coste. Anzi, molti di quelli presenti sul nostro territorio se ne andranno spontaneamente.
Troveranno soluzione alcuni dei grandi problemi che affliggono il bilancio dello Stato, ad iniziare dalla tenuta dei conti dell’INPS. Finalmente cadranno i vincoli di bilancio e l’Europa consentirà di violare il Patto di stabilità come più volte richiesto per rilanciare l’economia.
Il prezzo del petrolio scenderà ai minimi storici e i carburanti costeranno di meno.
Berlusconi andrà via dall’Italia e molti politici si chiuderanno in casa e non usciranno più.
Buon 2020 a tutti.
(Dite la verità: avreste mai creduto ad un matto del genere?)
Oroscopo-Paolo-Fox-7-aprile

Tra fiction e realtà

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Nelle ultime 48 ore,abbiamo seguito l’evolversi di una storia di criminalità giovanile, di violenza, di droga, di morte. E’ andata in scena a Roma e ha avuto come protagonisti quattro ragazzi giovanissimi. Ognuno di loro ha interpretato un ruolo: la vittima, la fidanzata della vittima che custodiva il denaro per un acquisto di droga, il killer e il complice. La trama era perfetta ma questa volta è stata la cronaca a raccontarcela, non la fiction. E la cronaca, a differenza della fiction, ce l’ha raccontata per intero. Così abbiamo potuto vedere come finisce, nella realtà, una vicenda del genere. Come genitori ci siamo immedesimati nei familiari di Luca che dovranno convivere con il dolore di una stanza lasciata vuota a soli 25 anni. Abbiamo compreso il tormento della madre di Valerio quando ha deciso di denunciare il figlio, pur sapendo che significava perderlo per i prossimi 20 anni. La realtà, la cruda realtà, ci ha resi partecipi anche dello smarrimento di chi, solo dopo essersi reso conto che “aveva fatto una cazzata”, aveva capito che quelli a cui si spara poi muoiono sul serio. Non come nelle fiction che si rialzano e vanno a fare gli ospiti nelle trasmissioni televisive. Lui che di quel genere era un fan sfegatato, da quel che si vede sulle sue pagine social, all’improvviso si è reso conto che non gli avevano detto tutta la verità. Non gli avevano nemmeno spiegato bene come ci si sente dopo aver messo fine a una vita, dopo aver ferito nell’animo la propria madre e distrutto il proprio futuro. Chissà, forse per esigenze di copione, per calcoli commerciali, per questioni d’immagine o di comunicazione. Chissà.

Addio Maestro, guerriero della luce

Ci incontrammo a casa sua, un modesto e dignitoso appartamento nella zona nord di Roma. Era il giorno di san Valentino del 2018. Ci accolsero con quella ospitalità innata di certe persone del sud: “vi preparo un caffè?”, chiese la moglie.
Accettammo. L’offerta di un caffè non si può rifiutare. Ci parlò di tante cose ma oggi ne voglio ricordare solo una, per rendere omaggio all’uomo piuttosto che allo scrittore, Al suo rigore morale e alla sua onestà intellettuale. Gli chiesi come mai avesse deciso di devolvere all’Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia i diritti d’autore del suo libro che parlava dei pizzini di Provenzano, dal titolo “Voi non sapete”. Mi rispose quasi sorpreso della mia domanda, con un tono che stava a dire:e c’è bisogno di chiedermelo? Disse, con la sua inconfondibile voce roca: “Non potevo mica mettermi in tasca soldi che venivano dalle malefatte della mafia, anche se indirettamente. Era più giusto che andassero alle famiglie dei poliziotti morti per fare il loro dovere, ai loro figli per farli studiare. Così, almeno una cosa buona quei pizzini l’avranno fatta.”
In quel momento mi tornò alla mente una frase di Paulo Coelho: “Il mondo si cambia con l’esempio non con le parole”.
Addio Maestro, guerriero della luce.

Camilleri

Ragionando di immigrazione

Vi siete mai chiesti perché sul tema dell’immigrazione ci si schiera su posizioni così nette fino a diventare aggressivi e intolleranti verso chi la pensa in modo diverso? Avete fatto caso alla rabbia che vi monta dentro quando intervenite a sostegno del vostro punto di vista? Perché è così forte è irresistibile? Da dove viene? Semplice: dalle storie tragiche, che ci vengono date in pasto da uno schieramento politico o dall’altro, spesso racchiuse in immagini come quella del bambino morto sulla spiaggia o della ragazza violentata dall’africano, che accumuliamo nella nostra memoria e diventano la benzina per accendere, al momento giusto, furiose polemiche contro chi sta nello schieramento opposto. Si tratta di un riflesso emotivo a volte incontrollabile. Ma si può affrontare un tema così importante, come quello delle migrazioni di questo inizio millennio, sulla base dell’emotività? Io penso di no. È per questa convinzione che non mi presto a fare l’ultras di questa o quella tifoseria e a schierarmi sugli spalti per urlare la mia rabbia. Rifiuto queste forme di semplificazione manichea che hanno solo l’effetto di avvelenare i rapporti tra le persone.

L’immigrazione è un problema complesso che non si può affrontare in chiave agonistica in un match tra “io sto con questo …” e “io sto con l’altro”. Come lo so? Lo so perché ho avuto la possibilità di vedere con i miei occhi e toccare con le mie mani questo fenomeno antico come la storia dell’uomo. 45 lunghi giorni, in tre periodi e luoghi diversi mi hanno aiutato a capire alcune cose basilari. Per esempio: gli immigrati non sono tutti donne e bambini che scappano dalla guerra ma sono anche giovani spregiudicati che arrivano in Europa per cercare fortuna con ogni mezzo e, nello stesso tempo, gli immigrati non sono solo giovani spregiudicati che arrivano in Europa per cercare fortuna con ogni mezzo ma sono anche donne e bambini che scappano dalla guerra. Sono criminali in fuga dai loro paesi ma sono anche onesti lavoratori che si spaccano la schiena tutta la giornata nelle campagne del Sud per due euro l’ora. Non sono solo brava gente ma non sono neanche tutti delinquenti. Ci sono giovani, donne incinte, famiglie intere, poveri ridotti ala fame o ricchi abbastanza per pagare un viaggio più comodo e sicuro. Sono dell’Africa centrale ma anche arabi del Magreb, pachistani, siriani, indiani. Alcuni sono musulmani, altri cristiani, indù. Ci sono quelli magri e quelli grassi, quelli alti e quelli bassi. Gli immigrati sono esattamente come noi, a parte il colore della pelle e la lingua diversa che parlano. Onesti o disonesti come noi, seri o inaffidabili come noi, si occupano dei loro figli come noi, a volte picchiano le loro donne come noi più spesso le amano come noi. Non si può rinchiudere tutto questo in una sola categoria per farne vessillo di battaglie politiche di questo o quello schieramento. Credetemi, non si può. Sarebbe come dire che gli italiani sono tutti mafiosi, mangiano solo pizza e suonano il mandolino.

Se vogliamo parlare di immigrazione cose dobbiamo sforzarci di uscire da questi schemi e porci qualche domanda con l’impegno di rispondere in modo razionale (cioè non emotivo). Sulla prima, “si può fermare l’immigrazione?”, penso che saremo tutti concordi nel rispondere che non è possibile, nemmeno costruendo muraglie e mettendo coccodrilli in mare. Quindi passiamo direttamente alla seconda: “si devono aprire le frontiere e lasciar entrare chiunque desideri farlo o è meglio provare a stabilire una forma di controllo per limitare e selezionare gli accessi?”. Alcuni sono per la prima opzione, i cd “no border”. Secondo questo punto di vista (al quale aderiscono gran parte delle ONG) siamo tutti cittadini del mondo e ognuno di noi ha il diritto di vivere dove gli pare. I confini non possono limitare questa libertà fondamentale dell’uomo. Trovo molto romantica questa teoria e la rispetto ma la mia scarsa fiducia nella tolleranza dell’uomo mi fa propendere per la seconda soluzione. L’immigrazione non si può fermare ma si deve provare a regolarla. Per far questo è necessario che i confini rimangano e che siano confini veri, di quelli che non si possono oltrepassare. Perché, se per controllare quante persone entrano in casa tua e che tipo di gente è, apri delle porte e non chiudi le finestre stai solo perdendo tempo. Altra domanda: “l’immigrazione la vogliamo gestire noi o la lasciamo in franchising ai trafficanti e agli scafisti?” Io sarei per la gestione in proprio. Per farlo, però, bisogna screditare l’altra ditta, facendo in modo che chi vuole entrare in Europa si convinca che se si affida a loro e si mette in cammino sulla rotta libica non raggiunge l’obiettivo. Per funzionare dobbiamo infondere una certezza altrimenti il messaggio non è credibile. Perché, chi è disperato, tra il nulla e il 5% di possibilità di farcela sceglie di rischiare, aumentando l’affollamento dei centri di detenzione in Libia. Ultima domanda: “per bloccare la rotta libica, lasciamo morire la gente in mare?” Ovviamente la mia coscienza mi impedisce di considerare possibile una cosa del genere. E allora? E allora è proprio su questo punto che si verifica il corto circuito. Come se ne esce? Continuando a lavorare con pazienza e perseveranza sulla linea inaugurata dal Ministro Minniti e proseguita dall’attuale Governo. Operando in Libia e con le Autorità libiche, con tutte le difficoltà che questo comporta, il flusso illegale si può limitare fortemente. Nel contempo, a parer mio, qualcosa di più si dovrebbe fare per creare alternative legali che consentano l’arrivo in Europa, come corridoi umanitari, individuazione di quote per lavoratori stagionali e non, agevolazione dei ricongiungimenti familiari, piani di recupero e ripopolamento di zone rurali abbandonate integrati con la partecipazione di immigrati (cd modello Riace), ecc. E con questo ho detto la mia, cercando di riflettere e ragionare con pacatezza. Ora sapete come la penso su questo argomento.

 

Il respiro della civiltà

Stuprano una donna e fanno un video, maltrattano fino alla morte un anziano in difficoltà e fanno un video. Perché filmano questi gesti ignobili? Evidentemente per farli vedere a chi non c’era. Evidentemente, invece di ritenerli fatti di cui vergognarsi, si aspettano approvazione per ciò che hanno fatto. Non c’è altra spiegazione. Nessuno condividerebbe la propria partecipazione ad eventi che ritiene riprovevoli. E’ la grande colpa di questa società in tutte le sue espressioni, istituzioni, scuola, famiglia: non essere più in grado di trasmettere “valori” e “senso etico”, di “educare”. Non riuscire più ad insegnare ai propri figli quali siano i comportamenti “giusti” e quali quelli “sbagliati”, di cosa essere fieri e di cosa, invece, doversi vergognare, chi sono gli “eroi” da imitare e quali quelli da biasimare. Nel nome di un mal inteso principio di libertà, abbiamo lasciato i nostri giovani in balia della bestia che si annida in ognuno di noi. Dimenticando che non esiste legge dello Stato abbastanza severa che possa compensare la legge morale che che ognuno dovrebbe portare dentro di sé. Il senso etico è il respiro di una Civiltà, se non lo sentiamo più vuol dire che la nostra sta morendo.

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