Un anno Brunello per tutti.

Vellano è un pugno di case fatte di pietra e coccio, abbarbicate sulle montagne della Svizzera Pesciatina, lì dove inizia l’appennino Tosco Emiliano. La vita scorre lenta, scadenzata dai ritmi di una volta. La raccolta delle olive, la preparazione della legna per l’inverno, la sagra della frugiata e l’aria buona nelle estati afose delle città.

17 anni fa, passò da quelle parti un omuncolo che aprì lo sportello della sua auto e fece scendere un piccolo cane nero con il muso pezzato di bianco. Poi scappò via, portandosi dietro lo sguardo deluso del cagnolino e tutta la sua vigliaccheria.

Il cane non si disperò più di tanto, probabilmente capì subito di non aver perso molto. Prese a vagare per il paese fino a che si rese conto di aver trovato decine di amici che lo adottarono e gli diedero anche un nuovo nome, semmai ne avesse già avuto uno. Lo chiamarono Brunello, per via dei suoi colori e in omaggio al buon vino che si ricava dall’uva Sangiovese coltivata da quelle parti.

Brunello ha vissuto fino alla veneranda età di 17 anni. Amato, protetto e coccolato, primi fra tutti dai bambini che sono cresciuti insieme a lui.

I vellanesi, per ricordarlo, hanno deciso di dedicargli una scultura, in pietra serena di Vellano ovviamente, che sarà posizionata proprio nel luogo dove venne abbandonato.

Verrà inaugurata lunedì prossimo, all’inizio del nuovo anno, che ci piacerebbe fosse come Brunello, foriero di amore e amicizia per tutti.

AD10S DIEGO ARMANDO MARADONA

Gli uomini hanno poca memoria, dimenticano presto, si dividono, si odiano, si combattono. Poi, ogni tanto, ne nasce uno che è capace di farli sentire una cosa sola, li contagia con un sogno che fa battere all’unisono i loro cuori. Questi pochi eletti sono destinati al mito, alla leggenda. Diego Armando Maradona apparteneva a questa ristretta categoria.
Maradona non è stato solo un grande calciatore capace di gesti tecnici ineguagliabili. Maradona ha incarnato l’anima di un popolo e di una città. Maradona è diventato un sentimento, un’icona. Maradona è stato passione e riscatto. Genio, fallimento e rinascita. Bellezza e tormento. Virtù estrema e dannazione. Maradona è stato Napoli.
Per alcuni non è facile comprendere l’affetto nei suoi confronti, ora diventato dolore.
Lo ritengono ingiustificato e fuori luogo e per dimostrare le loro ragioni ricordano i tanti eccessi della sua vita privata. Li ringraziamo ma non ne abbiamo bisogno. Siamo dotati di buona memoria e ce ne ricordiamo bene anche noi. All’epoca, siamo stati i primi a soffrire per questo. Ma il nostro è amore e non si può giudicare con l’occhio della ragione.
Badate bene, non parlo di amore per la sua persona. È l’amore che ci ha fatto sentire vincitori dopo tante sconfitte, che ci ha dato ridato orgoglio e senso di appartenenza. È l’amore per il ricordo di chi era con noi in quei momenti e che ora non c’è più. Quell’amore ci ha uniti, ci ha fatto abbracciare forte e piangere insieme per la gioia. Ci ha fatto dimenticare difficoltà e differenze. Lo so che l’amore è una cosa buffa e incomprensibile per chi non lo prova ma non giudicateci con il freddo rigore della morale, che è cosa altrettanto buffa e fuori luogo in questo momento. Perché, come scriveva Nietzsche, “tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male”.
E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, Maradona non è stato un genio del crimine. Dal punto di vista giudiziario, in Italia ha commesso un solo reato: evasione fiscale. Come Valentino Rossi, Pavarotti e tanti altri. Da un certo punto in poi della sua vita è stato un assuntore di cocaina ed è stato scoperto (cosa che a molti altri volti noti dello spettacolo, dell’arte, nell’imprenditoria, ecc. non è capitata, per loro fortuna) ma questo non è un reato. Non ha ucciso nessuno, né faceva furti o rapine o violentava donne o bambini. Ha vissuto eccessi molto discutibili dal punto di vista morale. La sua vita non è stata irreprensibile e non può essere considerato un esempio di rettitudine né un modello educativo. Questo lo diceva anche lui di se stesso. Ma se oggi tutto il mondo ne parla, se si indice il lutto nazionale per 3 giorni in Argentina e il lutto cittadino a Napoli. Se decine di milioni di persone hanno pianto ieri sera, e che diamine, fatevele due domande e non rompete più le scatole. Se non siete in quel “ristretto” gruppo, che vi devo dire? Bravi. Voi si che siete persone oneste e morigerate. Non guardate, non ci fate caso, giratevi dall’altra parte e pensate ad altro. Leggete qualche passo della Bibbia e pregate per noi che ci siamo così allontanati dalla retta via idolatrando un ragazzo di strada, cresciuto troppo in fretta, che ci ha fatto sognare e innamorare.

Capodanno bizantino

Dite la verità, quante volte avete pensato che l’inizio dell’anno, la vera ripartenza, lo sentite più a settembre, al ritorno dalle vacanze estive, che il 1° gennaio?
Se, come a me, vi capita ogni anno di provare questa sensazione, allora, molto probabilmente, avete sangue bizantino nelle vene. Infatti, secondo il calendario bizantino, l’anno finiva il 31 agosto e il Capodanno coincideva con il 1º settembre.
Questo calendario ricalcava il calendario giuliano, in uso nell’Impero romano, differenziandosi solo per la data d’inizio e la numerazione degli anni. Gli anni si iniziavano a contare da quella che, secondo i bizantini, era la data della creazione. L’anno 1 bizantino iniziava il 1º settembre del 5509 a.C. Quindi, secondo il calendario bizantino, oggi inizia l’anno 7529.
Il calendario bizantino entrò in uso nel 312 d.c. nell’impero romano. Alla metà del VI secolo a Roma venne rimosso, così fu anche in molte parti dell’Occidente, ma non in tutte. In Oriente questo calendario venne continuamente usato, anche dopo la caduta di Costantinopoli (29 maggio 1453). Nell’impero russo il calendario venne abolito nel 1699 da Pietro I il Grande, che gli preferì il nostro calendario giuliano.
In alcuni borghi della costiera amalfitana, di origini bizantine, come Amalfi e Atrani, si celebra ogni anno la rievocazione dell’antico Capodanno.
Non so voi, ma io, a mezzanotte, un brindisino l’ho fatto. Buon 7529 a tutti!

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Ecce homo

Il 6 agosto del 1945 gli americani sganciarono la bomba atomica su Hiroshima. La notizia del buon esito del lancio arrivò al presidente degli Stati Uniti Truman mentre si trovava a bordo di una nave militare e stava pranzando con l’equipaggio. Lesse il messaggio, si alzò e ne condivise il contenuto con tutti i presenti. Ci fu un lungo applauso. Il fatto che 160.000 uomini, donne e bambini stavano bruciando vivi provocò euforia ed esultanza. “Ecce homo”, questo è l’uomo.

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Collodi

Carlo Lorenzini nacque a Firenze, primo di dieci figli. Trascorse, però, gran parte dell’infanzia presso il nonno materno, che era il fattore dei marchesi Garzoni Venturi e amministrava il loro podere, un’immensa villa che si trova alle porte di questo piccolo borgo medioevale. Quando gli chiesero di scrivere una storia per il primo numero del periodico per l’infanzia “Giornale per i bambini”, lui adottò come pseudonimo il nome del borgo e iniziò cosi:

C’era una volta… -Un re!- diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo di catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Innamoratevi di chi …

Innamoratevi di chi vi fa stare comodi, come una tuta da camera e un paio di ciabatte quando tornate stanchi dal lavoro, di chi non vi fa sentire la necessità di essere diversi da quello che siete, di chi entra nella vostra vita come se ci fosse sempre stato, di chi non ha bisogno di togliervi spazio per far sentire la sua presenza. Il vero amore non è speciale, dirompente, sconvolgente. Il vero amore è la straordinaria esaltazione della normalità. Quella che si fa notare in tutta la sua importanza solo quando la perdete.

Tante conoscenze, una solo certezza.

Dopo aver passato due mesi insieme a virologi, epidemiologi, infettivologi e microbiologi, che mi hanno tenuto compagnia per 18 ore al giorno, mi accingo ad entrare nella fase 2 arricchito di nuove conoscenze. Ho imparato che la distanza di sicurezza da tenere è pari a 1 metro, ma anche a 1.80 e pure a 2 metri. Che chi ha gli anticorpi è immune ma anche che si può riammalare. Che la mascherina serve ma è anche inutile. Che il periodo d’incubazione dura 2 settimane, ma anche 3 e anche 4. Che il virus è partito dalla Cina a dicembre ma anche a novembre e pure a settembre. Che il test sierologico è fondamentale ma non serve a nulla. Che il virus resta in vita nell’ambiente 8 ore ma anche 8 giorni. Che il vaccino ci salverà ma anche no e che arriverà a fine di quest’anno e anche a fine dell’anno prossimo. Che il farmaco per l’artrite a Napoli guarisce e a Milano no. Che in Giappone hanno un farmaco miracoloso ma hanno adottato il lockdown per non distinguersi troppo dagli altri. Mi accingo ad entrare nella fase 2 con tante nuove conoscenze e una sola certezza: bisogna lavarsi le mani. Grazie Barbara, tu si che sei stata utile.

 

La vera falsa verità.

Le cose stanno così. Ogni mattina migliaia di giornalisti, pubblicisti, blogger, divulgatori e simili si svegliano e sanno che devono riempire migliaia e migliaia di pagine con milioni e milioni di parole raccontando fatti. Ma i fatti (quelli veri e attuali) sono molto, ma molto meno di quanti ne servirebbero e se li accaparrano i migliori, i veri giornalisti, quelli seri. Gli altri si arrangiano con fatti che forse avverranno, fatti che forse sono avvenuti, fatti dubbi, fatti non verificati, fatti inventati. La stragrande maggioranza di loro risolve la giornata cibandosi, ad occhi chiusi, di cose artefatte che portano il nome di “comunicato stampa”. Nel comunicato stampa un ente, un’autorità, un’organizzazione, racconta una verità che è quella più congeniale ai propri interessi. Spesso parlano di cose piccole facendole passare per cose grandi, o di cose che si vorrebbero fare ma che non si faranno mai. E’ una narrazione di parte che dovrebbe essere verificata, ragionata, approfondita con le domande giuste, quelle impertinenti. Dovrebbe, ma ci sono le migliaia di pagine da riempire e tutto fa brodo. Questa è l’informazione oggi. Quella che rappresenta una realtà che, in gran parte, non esiste. Non prendetela troppo sul serio e continuate a guardare le cose con i vostri occhi, toccandole con le vostre mani.

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OROSCOPO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Nel 2020 passerete più tempo in casa riscoprendo i valori della famiglia. Quando non avrete voglia di andare al lavoro, basterà chiederlo e vi sarà consentito. In particolare, le mamme potranno stare con i loro figli senza il rischio di perdere l’impiego.
Gli italiani si sentiranno un unico popolo, riscopriranno il valore della bandiera e tutti i giorni canteranno l’Inno di Mameli dai balconi delle loro case.
Tutti si preoccuperanno della salute degli altri. Aumenteranno gli ospedali e i posti letto, saranno assunti più medici e infermieri, che rischieranno la loro vita per assistere i malati.
Ci sarà un crollo dei reati. Furti, borseggi, scippi, rapine, si ridurranno a numeri insignificanti, al punto che chiuderanno i Tribunali e non si faranno più processi.
Verrà risolto il problema dell’inquinamento. L’aria diventerà salubre, anche i cieli sulla pianura padana saranno puliti, e persino l’acqua dei canali di Venezia diventerà così limpida che si vedrà il fondo e torneranno a viverci i pesci.
Ci dimenticheremo delle estenuanti file nel traffico. Anche nei grandi centri urbani le strade saranno libere e facilmente percorribili.
Ci sarà la chiusura delle frontiere europee, tanto auspicata da alcuni politici e non si verificheranno più sbarchi di clandestini sulle nostre coste. Anzi, molti di quelli presenti sul nostro territorio se ne andranno spontaneamente.
Troveranno soluzione alcuni dei grandi problemi che affliggono il bilancio dello Stato, ad iniziare dalla tenuta dei conti dell’INPS. Finalmente cadranno i vincoli di bilancio e l’Europa consentirà di violare il Patto di stabilità come più volte richiesto per rilanciare l’economia.
Il prezzo del petrolio scenderà ai minimi storici e i carburanti costeranno di meno.
Berlusconi andrà via dall’Italia e molti politici si chiuderanno in casa e non usciranno più.
Buon 2020 a tutti.
(Dite la verità: avreste mai creduto ad un matto del genere?)
Oroscopo-Paolo-Fox-7-aprile

Tra fiction e realtà

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Nelle ultime 48 ore,abbiamo seguito l’evolversi di una storia di criminalità giovanile, di violenza, di droga, di morte. E’ andata in scena a Roma e ha avuto come protagonisti quattro ragazzi giovanissimi. Ognuno di loro ha interpretato un ruolo: la vittima, la fidanzata della vittima che custodiva il denaro per un acquisto di droga, il killer e il complice. La trama era perfetta ma questa volta è stata la cronaca a raccontarcela, non la fiction. E la cronaca, a differenza della fiction, ce l’ha raccontata per intero. Così abbiamo potuto vedere come finisce, nella realtà, una vicenda del genere. Come genitori ci siamo immedesimati nei familiari di Luca che dovranno convivere con il dolore di una stanza lasciata vuota a soli 25 anni. Abbiamo compreso il tormento della madre di Valerio quando ha deciso di denunciare il figlio, pur sapendo che significava perderlo per i prossimi 20 anni. La realtà, la cruda realtà, ci ha resi partecipi anche dello smarrimento di chi, solo dopo essersi reso conto che “aveva fatto una cazzata”, aveva capito che quelli a cui si spara poi muoiono sul serio. Non come nelle fiction che si rialzano e vanno a fare gli ospiti nelle trasmissioni televisive. Lui che di quel genere era un fan sfegatato, da quel che si vede sulle sue pagine social, all’improvviso si è reso conto che non gli avevano detto tutta la verità. Non gli avevano nemmeno spiegato bene come ci si sente dopo aver messo fine a una vita, dopo aver ferito nell’animo la propria madre e distrutto il proprio futuro. Chissà, forse per esigenze di copione, per calcoli commerciali, per questioni d’immagine o di comunicazione. Chissà.