La giornata della dimenticanza

Ieri è stata la giornata della memoria, quella istituita per ricordare un genocidio tra i tanti compiuti dall’uomo. Molti dei quali ancora in corso in varie parti del mondo. Certo, non ce li possiamo ricordare tutti altrimenti, altro che giornata, ci vorrebbe l’anno della memoria. O forse il secolo. Ma non è questo il punto. Da che mondo è mondo, l’unico modo per sconfiggere l’odio è dimenticare non ricordare. Sia chiaro, non l’orrore che può derivare da alcune derive autoritarie, come il Nazismo e non solo. Intendevo: dimenticare i torti che alimentano i propositi di vendetta. Allora perché non istituire la giornata dell’oblio? Un momento dedicato alla rimozione della memoria che alimenta l’odio. A volte tramandandolo di generazione in generazione, come nelle faide. Si potrebbe fare il 30 febbraio di ogni anno. La giornata della dimenticanza, della sospensione dei conti aperti. Lo diceva anche il Boss: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Si, il 30 febbraio mi sembra proprio la data giusta.

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Torni a bordo cazzo

Ai miei tempi, alle scuole elementari e medie, ci facevano studiare la storia attraverso le frasi epiche pronunciate dagli eroi. Alcune ancora me le ricordo tanto che rimanevano impresse: “non con l’oro si riscatta la Patria, ma con il ferro” (Furio Camillo), “e noi suoneremo le nostre campane” (Pier Capponi), “la mia mano ha errato e ora la punisco per questo imperdonabile errore” (Muzio Scevola), “qui si fa l’Italia o si muore” (Giuseppe Garibaldi). Chissà se i nostri pronipoti, su quegli stessi libri, un giorno non leggeranno anche: “torni a bordo, cazzo” (senatore già capitano Gregorio De Falco).

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