“Alla fine del viaggio” – parte la prima ristampa.

Apprendo ora che “Alla fine del viaggio”, dopo una tiratura iniziale di 13.200 copie, va in ristampa. In effetti qualche lettore mi aveva comunicato che in alcune librerie era esaurito. Non male direi. Se poi aggiungiamo tutte le recensioni a 5 stelle che stanno arrivando direi che va proprio bene. (Foto scattata alla Giunti al Punto di Pesaro e gentilmente inviatami da un affezionato lettore).

Vetrina Pesaro

E ora chiamatemi scrittore …

Il 25 giugno di 5 anni fa uscì il primo romanzo: “Ogni giorno ha il suo male”. Iniziò come un gioco ma i lettori decisero che si trattava di qualcosa di più e così ne seguirono altri, fino ad arrivare al nuovo nato: “Alla fine del viaggio”. Qualcuno iniziò a chiamarmi “scrittore” e a me la cosa suonava strana. Per deformazione professionale andai a cercare una legge, un regolamento, una circolare, insomma qualcosa dove fossero riportati i requisiti per potersi fregiare di questo titolo. Non trovai nulla. Non esiste una regola scritta, non esiste un albo o un ordine degli scrittori. Quindi, in questi anni, ho continuato a chiedermi quando sarebbe stato il momento giusto per poter accettare questo termine senza sentirmi un usurpatore. Perché, pensavo, non è che se scendi in strada a dare due calci a un pallone puoi definirti un calciatore. Allo stesso modo, strimpellare qualche accordo di chitarra di certo non fa di te un musicista, come dipingere le pareti della cucina non fa di te un pittore. Allora, in mancanza di riferimenti certi, approvati da una qualche autorità costituita, ne scelsi uno io. Decisi, in modo del tutto autonomo e arbitrario, che mi sarei sentito “scrittore” nel momento in cui uno dei miei romanzi fosse entrato della top venti della narrativa italiana. Ma non solo in quella della rilevazione Arianna, sarei dovuto essere presente anche in quelle che usano criteri più restrittivi fatte da GFK e da Nielsen e pubblicate, rispettivamente da “Robinson” di Repubblica e da “La lettura” del Corriere della Sera. Quell’elenco di venti nomi è una specie di classifica della serie A, se ci finisci dentro sei nel calcio che conta, anche se lotti per non retrocedere. Ecco, da oggi, chiamatemi pure scrittore. Ma solo fino a domenica prossima, però, perché dopo rientrerò al lavoro e si ricomincerà a fare sul serio.

PS: questa è una riflessione a carattere esclusivamente personale. Non è mia intenzione mancare di rispetto a chi, non avendo avuto la mia stessa fortuna di essere pubblicato da una grande casa editrice come Giunti Editore, non ha ha ancora raggiunto risultati di vendita importanti ma che, comunque, scrive divinamente e con encomiabile passione.

Alla fine del viaggio

È la vigilia del palio di San Jacopo nella cittadina toscana di Valdenza, ma il commissario Casabona non è in vena di festeggiamenti: mentre sui tetti del centro storico esplodono i fuochi d’artificio, la moglie gli annuncia che sta per andarsene di casa. Un duro colpo per il commissario, che nonostante i problemi con Francesca non aveva mai pensato che il loro legame potesse davvero spezzarsi. Nemmeno il tempo di piangere la fine del suo matrimonio, che una telefonata lo richiama immediatamente al dovere: un uomo è stato ucciso da un treno in corsa. Un fatale incidente? Tutt’altro, visto che la vittima è stata legata a una sedia a rotelle e lasciata sui binari. Chi è quell’uomo che nessuno riesce a identificare? Perché l’assassino ha scelto un’esecuzione così plateale? Ed è solo una coincidenza che qualche anno prima, nello stesso luogo, un ragazzo sia stato travolto da un treno? Nella solitudine della sua casa ormai vuota, Casabona è tormentato dai dubbi. E mentre i primi indizi portano sulla strada della pedofilia, nuove morti inspiegabili arrivano a spazzare via ogni certezza. Come se ci fosse una regia occulta a spostare le pedine in campo. Qualcuno assetato di sangue e di vendetta. Qualcuno che viene dal passato, per regolare tutti i conti in sospeso…

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