Europa sì, Europa no.

Europeisti e Sovranisti. Senza entrare nell’aspetto politico della questione, sorvolando sullo spread, la troika, il fiscal compact, il deficit e il pil, voglio fare una banale considerazione guardando la cosa da un altro punto di vista. Negli ultimi 12 mesi, tra viaggi in aereo e in moto, sono stato in Spagna, Francia, Inghilterra, Scozia, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Slovenia e Bosnia. Ho attraversato decine di frontiere mostrando un semplice documento, senza visti, controlli e procedure varie. Sono stato accolto in pace e, in ognuno di questi paesi, non mi sono mai sentito in pericolo per la mia diversa nazionalità. Oggi può sembrare una cosa normale ma non lo era per i nostri padri e i nostri nonni. Per secoli e secoli i popoli che abitano il continente europeo si sono fatti la guerra. Oggi non è più così. Una pace così diffusa e duratura, oltre ad essere una delle più grandi conquiste dell’umanità, è anche il bene più prezioso che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli, cerchiamo di non sciuparlo.

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C’è potere e potere.

Il 3 settembre 1982 morivano, sotto i colpi della mafia, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Di lui ricordo una riflessione, riportata dal figlio Nando in un suo libro, sulle due possibili accezioni del termine “potere”. Potere come sostantivo, che descrive una posizione di supremazia su altre persone oppure su un’intera comunità, e potere come verbo, che indica la possibilità di esprimere la propria personalità senza soggiacere alla prepotenza degli altri. Ovviamente lui, come tutti gli uomini portatori di ideali, preferiva questo secondo significato ed incitava, nei suoi discorsi, tutte le persone oneste della Sicilia a riappropriarsi della libertà di “poter” fare, di “poter” essere. In definitiva, il “potere” può essere la massima espressione della tirannia oppure il trionfo della libertà, dipende dal significato che gli si attribuisce.

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La politica e il razzismo

Secondo il filosofo tedesco Carl Schmitt “amico/nemico” sono le categorie sulle quali si fonda la politica. Per definire il campo di uno schieramento è necessario che sia chiaro ciò che quello schieramento non è. In pratica, qual è il suo nemico. Questo perché i gruppi politici si formano sempre contro qualcosa. Solo in un momento successivo il gruppo che si è formato sviluppa una propria identità alternativa. Chiedete a chi ha votato le forze politiche dell’attuale maggioranza il perché della loro scelta. Vi risponderanno: siamo contro l’Europa, siamo contro il buonismo, siamo contro un’immigrazione senza regole, siamo contro i privilegi dei politici, ecc. Tutte cose che esistono nella realtà, anche se a volte vengono esasperate per serrare i ranghi. C’è un’area politica che sta cercando di fare la stessa cosa con il razzismo. Cioè sta cercando di costruire una propria forte identità richiamando intorno a se quelli che sono contro il razzismo. Ma in Italia esiste veramente il razzismo come fenomeno? Gli italiani sono un popolo che potrebbe adottare i comportamenti discriminatori propri del razzismo? Attenzione parlo di razzismo nel senso proprio del termine (cioè odio verso una razza diversa a prescindere da altre motivazioni) e non di quel sentimento di insofferenza che deriva dalla paura e dal senso di insicurezza percepito. Io, escludendo alcune episodiche degenerazioni, non ne sono così convinto. Ci rifletto e spero di non sbagliarmi. In ogni caso io sono assolutamente contro il razzismo ma non sento il bisogno di aderire a nessun schieramento per affermarlo. Fa parte della mia natura ed è scritto nel mio DNA.

L’uomo più ricco dell’era moderna

Jeff Bezos, il proprietario di Amazon, è arrivato a possedere un patrimonio pari a 150 miliardi di dollari, diventando così l’uomo più ricco nella storia moderna. Quando leggo notizie di questo genere mi torna sempre alla mente il momento in cui mi resi conto che la vita è come la roulette di un casinò, per quanti soldi tu possa giocare alla fine vince sempre il banco. Fu nel dicembre del 1997, in occasione della morte di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto Agnelli e nipote prediletto di Gianni Agnelli, Presidente della Fiat. Nel 1993, a 29 anni, diventò presidente della Piaggio. Poi entrò nel consiglio di amministrazione della Fiat destinato a prenderne le redini. Dopo quattro anni di apprezzata attività, venne operato d’urgenza per un dolore all’intestino: scoprirono che si era ammalato di una rara forma di tumore. Lo fecero curare nei migliori ospedali del mondo ma non riuscirono a salvargli la vita. Morì per le complicazioni della malattia pochi mesi dopo. Era nato nel 1964, aveva la mia stessa età. Sono passati 21 anni da quel giorno e, ingraziando il Dio, la mia pallina, invece, ancora gira su quel tavolo, nonostante le misere fiches che avevo a disposizione rispetto alle sue. Qualche anno dopo scoprii che di questa verità aveva già parlato un certo Gesù nel discorso che tenne dalla sommità di una montagna. Tra le altre cose, disse: “… chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? …” Hai capito Jeff? Non stare lì a contare tutti quei soldi che non potrai mai spendere ma tieni d’occhio la pallina che ci vuole un attimo.

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La fabbrica del buon pensiero

L’esternazione del pensiero è condizionata dall’aspettativa di approvazione o disapprovazione da parte degli altri appartenenti al gruppo sociale nel quale viviamo. Chi riesce a manovrare questo due leve ha il controllo culturale e, di conseguenza, ideologico e politico di una comunità. Ciò che sta mutando in questi ultimi mesi è proprio l’assetto di questo equilibrio, che non aveva subito grossi cambiamenti dal 1968 ad oggi. Per questo assistiamo alla formazione di un opinione pubblica orientata su principi fino a poco tempo fa percepiti come sconvenienti e, in qualche caso, ritenuti addirittura inconfessabili. Questo processo è stato possibile grazie all’avvento dei social che hanno sottratto ai mass media tradizionali il monopolio dell’etichettatura del “buon pensiero”. Infatti, i social si prestano particolarmente a favorire la formazione di istanze di pensiero alternative, grazie al meccanismo dei likes e della condivisione. Ma proprio tale caratteristica rende queste istanze estremamente mutevoli e instabili. Insomma, non ci sarà da aspettare altri 50 anni per vedere affermarsi altre opinioni. Il “buon pensiero” in rete è liquido e segue l’andamento delle maree.

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Informazione e propaganda

Una volta c’erano i giornali di partito, i giovani non lo sanno ma c’erano. L’Unità per il Partito Comunista, l’Avanti per il Partito Socialista, il Secolo d’Italia per il Movimento Sociale Italiano, e così via. La loro funzione dichiarata (sottolineo dichiarata) era quella di fare propaganda e proselitismo attraverso l’informazione. Quando li leggevi, sapevi bene che non ti potevi aspettare notizie che non fossero condizionate dalla visione di parte. Oggi quei giornali non ci sono più oppure hanno cambiato pelle. E’ rimasta quella che, in teoria, dovrebbe essere un’informazione non schierata. In realtà, basta leggere i titoli di molte testate e il loro modo di strumentalizzare i fatti, piegandoli alla propaganda più faziosa, per rendersi conto di come sia difficile oggi informarsi senza essere manipolati. Siamo in balia di un confronto politico che non scende mai di tono, come consumatori, perennemente contesi dai produttori in concorrenza, o come utenti di compagnie telefoniche continuamente bersagliati da nuove offerte. Eppure l’informazione dovrebbe essere un’altra cosa. Dovrebbe.

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Orgoglio e pregiudizi

A volte l’espressione del volto conta più delle parole. Anche quando la parola ha già un valore negativo di per se, come la parola “sbirro”. La faccia di Gino Strada, quando l’ha pronunciata ieri da Lucia Annunziata per definire l’ex Ministro dell’Interno Minniti e l’attuale Salvini, evocava disprezzo misto a disgusto. Si parlava di immigrazione. Mentre lui ripeteva più volte quel termine, nel quale condensava tutti i mali di questa epoca, mi tornavano alla mente le giornate al sole e le fredde nottate che ho passato in Sicilia negli ultimi anni per accogliere ed aiutare migliaia e migliaia di disperati che approdavano sulle nostre coste. Io, Sbirro in mezzo a tanti altri Sbirri. Ritornavano a galla le emozioni provate, che in un’occasione, nel vedere una bambina di pochi anni che somigliava tanto a mia figlia da piccola, mi portarono anche al pianto, che cercai di contenere e nascondere perché non stava bene per uno Sbirro farsi coinvolgere in quel modo. Vero Gino? Siete solo voi che avete questa licenza. Siete titolari del franchising dei buoni sentimenti e non potreste di certo tollerare violazioni dei vostri diritti acquisiti. Non mi sono sentito offeso ieri perché la mia coscienza è a posto. Casomai deluso, ecco qual è stata la mia reazione istintiva. Perché, nonostante tutto, la stimo e ho sempre apprezzato quello che la sua organizzazione fa a favore di persone che soffrono nei territori martoriati dalla guerra. Però, mi permetta un consiglio, a lei che come medico ha curato tante persone: esiste una malattia dell’anima che è quella che poi genera i conflitti più sanguinari: si chiama pregiudizio. Non dovremmo mai smettere di curarla perché nessuno ne è immune. Nemmeno lei.

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