La fabbrica del buon pensiero

L’esternazione del pensiero è condizionata dall’aspettativa di approvazione o disapprovazione da parte degli altri appartenenti al gruppo sociale nel quale viviamo. Chi riesce a manovrare questo due leve ha il controllo culturale e, di conseguenza, ideologico e politico di una comunità. Ciò che sta mutando in questi ultimi mesi è proprio l’assetto di questo equilibrio, che non aveva subito grossi cambiamenti dal 1968 ad oggi. Per questo assistiamo alla formazione di un opinione pubblica orientata su principi fino a poco tempo fa percepiti come sconvenienti e, in qualche caso, ritenuti addirittura inconfessabili. Questo processo è stato possibile grazie all’avvento dei social che hanno sottratto ai mass media tradizionali il monopolio dell’etichettatura del “buon pensiero”. Infatti, i social si prestano particolarmente a favorire la formazione di istanze di pensiero alternative, grazie al meccanismo dei likes e della condivisione. Ma proprio tale caratteristica rende queste istanze estremamente mutevoli e instabili. Insomma, non ci sarà da aspettare altri 50 anni per vedere affermarsi altre opinioni. Il “buon pensiero” in rete è liquido e segue l’andamento delle maree.

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