Orgoglio e pregiudizi

A volte l’espressione del volto conta più delle parole. Anche quando la parola ha già un valore negativo di per se, come la parola “sbirro”. La faccia di Gino Strada, quando l’ha pronunciata ieri da Lucia Annunziata per definire l’ex Ministro dell’Interno Minniti e l’attuale Salvini, evocava disprezzo misto a disgusto. Si parlava di immigrazione. Mentre lui ripeteva più volte quel termine, nel quale condensava tutti i mali di questa epoca, mi tornavano alla mente le giornate al sole e le fredde nottate che ho passato in Sicilia negli ultimi anni per accogliere ed aiutare migliaia e migliaia di disperati che approdavano sulle nostre coste. Io, Sbirro in mezzo a tanti altri Sbirri. Ritornavano a galla le emozioni provate, che in un’occasione, nel vedere una bambina di pochi anni che somigliava tanto a mia figlia da piccola, mi portarono anche al pianto, che cercai di contenere e nascondere perché non stava bene per uno Sbirro farsi coinvolgere in quel modo. Vero Gino? Siete solo voi che avete questa licenza. Siete titolari del franchising dei buoni sentimenti e non potreste di certo tollerare violazioni dei vostri diritti acquisiti. Non mi sono sentito offeso ieri perché la mia coscienza è a posto. Casomai deluso, ecco qual è stata la mia reazione istintiva. Perché, nonostante tutto, la stimo e ho sempre apprezzato quello che la sua organizzazione fa a favore di persone che soffrono nei territori martoriati dalla guerra. Però, mi permetta un consiglio, a lei che come medico ha curato tante persone: esiste una malattia dell’anima che è quella che poi genera i conflitti più sanguinari: si chiama pregiudizio. Non dovremmo mai smettere di curarla perché nessuno ne è immune. Nemmeno lei.

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