La stagione del fango – prime classifiche.

Molti amici mi chiedono: come sta andando il nuovo romanzo? E’ difficile rispondere a questa domanda con riferimenti certi sulle vendite, perché le copie, una volta uscite dai magazzini delle tipografie, vengono distribuite tra migliaia di librerie e punti vendita sparsi in tutta Italia. Esistono dei sistemi di rilevazione, creati da alcune società che si occupano di indagini di mercato, che ricostruiscono un dato di tendenza molto vicino alla realtà. Il supplemento “La lettura” del Corriere della Sera si affida ad una di queste per stilare le classifiche settimanali, la GFK, poiché ritenuta particolarmente attendibile. Perciò, quando con solo 5 giorni di vendita su 7 (da mercoledì 7 ottobre a domenica 11 ottobre) ti ritrovi già nella classifica dei primi 20 della Narrativa Italiana stilata da quel giornale, alla domanda si può tranquillamente rispondere: grazie a Dio e ai miei affezionati lettori, “La stagione del fango” sta andando molto bene.

La stagione del fango – Booktrailer

Napoli, vista da lassù, sembrava una tela del Caravaggio.
Notte senza luna, nera come l’anima di un peccatore impenitente.
Fulmini improvvisi che fendevano il buio.
Imprevedibili squarci di luce.
Il mare. Ombre sul mare, riflessi dal mare, sagome indefinite nel mare.
Gocce di pioggia che scorrevano sul vetro. Lacrime sul mio volto riflesso.
Napoli, quella sera, era un assassino in agguato. Una vecchia puttana che vuole succhiarti l’anima e farti uomo. Incuteva timore e, come tutte le cose che fanno paura, affascinava.
Napoli era bellissima, più del mio ricordo di amante deluso. Facevo fatica ad ammetterlo, ma era l’unico posto dove riuscivo a sentirmi veramente a casa.
A tratti si intravedevano i vicoli, ferite aperte tra file di palazzi incastrati tra loro. Lì ero stato niente, insieme a tanti altri. Poi la vita ci aveva voluti guardie e ladri. Carnefici e vittime. Carogne e galantuomini.
Ogni volta che torno cerco di capire perché mi sono trovato da una parte piuttosto che dall’altra, e non riesco mai a trovare una risposta convincente.
Forse è per questo che non sono capace di odiare il mio nemico dopo averlo sconfitto. Siamo la stessa cosa, ma figli di un’opportunità diversa.

Capodanno bizantino

Dite la verità, quante volte avete pensato che l’inizio dell’anno, la vera ripartenza, lo sentite più a settembre, al ritorno dalle vacanze estive, che il 1° gennaio?
Se, come a me, vi capita ogni anno di provare questa sensazione, allora, molto probabilmente, avete sangue bizantino nelle vene. Infatti, secondo il calendario bizantino, l’anno finiva il 31 agosto e il Capodanno coincideva con il 1º settembre.
Questo calendario ricalcava il calendario giuliano, in uso nell’Impero romano, differenziandosi solo per la data d’inizio e la numerazione degli anni. Gli anni si iniziavano a contare da quella che, secondo i bizantini, era la data della creazione. L’anno 1 bizantino iniziava il 1º settembre del 5509 a.C. Quindi, secondo il calendario bizantino, oggi inizia l’anno 7529.
Il calendario bizantino entrò in uso nel 312 d.c. nell’impero romano. Alla metà del VI secolo a Roma venne rimosso, così fu anche in molte parti dell’Occidente, ma non in tutte. In Oriente questo calendario venne continuamente usato, anche dopo la caduta di Costantinopoli (29 maggio 1453). Nell’impero russo il calendario venne abolito nel 1699 da Pietro I il Grande, che gli preferì il nostro calendario giuliano.
In alcuni borghi della costiera amalfitana, di origini bizantine, come Amalfi e Atrani, si celebra ogni anno la rievocazione dell’antico Capodanno.
Non so voi, ma io, a mezzanotte, un brindisino l’ho fatto. Buon 7529 a tutti!

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