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Nelle ultime 48 ore,abbiamo seguito l’evolversi di una storia di criminalità giovanile, di violenza, di droga, di morte. E’ andata in scena a Roma e ha avuto come protagonisti quattro ragazzi giovanissimi. Ognuno di loro ha interpretato un ruolo: la vittima, la fidanzata della vittima che custodiva il denaro per un acquisto di droga, il killer e il complice. La trama era perfetta ma questa volta è stata la cronaca a raccontarcela, non la fiction. E la cronaca, a differenza della fiction, ce l’ha raccontata per intero. Così abbiamo potuto vedere come finisce, nella realtà, una vicenda del genere. Come genitori ci siamo immedesimati nei familiari di Luca che dovranno convivere con il dolore di una stanza lasciata vuota a soli 25 anni. Abbiamo compreso il tormento della madre di Valerio quando ha deciso di denunciare il figlio, pur sapendo che significava perderlo per i prossimi 20 anni. La realtà, la cruda realtà, ci ha resi partecipi anche dello smarrimento di chi, solo dopo essersi reso conto che “aveva fatto una cazzata”, aveva capito che quelli a cui si spara poi muoiono sul serio. Non come nelle fiction che si rialzano e vanno a fare gli ospiti nelle trasmissioni televisive. Lui che di quel genere era un fan sfegatato, da quel che si vede sulle sue pagine social, all’improvviso si è reso conto che non gli avevano detto tutta la verità. Non gli avevano nemmeno spiegato bene come ci si sente dopo aver messo fine a una vita, dopo aver ferito nell’animo la propria madre e distrutto il proprio futuro. Chissà, forse per esigenze di copione, per calcoli commerciali, per questioni d’immagine o di comunicazione. Chissà.

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