La posta in gioco

Occorre tener presente che l’attentato di ieri e quello di qualche settimana fa sul sul ponte di Westminster sono avvenuti a Londra, dove c’è un sindaco musulmano, Sadiq Khan, votato dalla maggioranza dei londinesi. Quindi è evidente che la contrapposizione che provoca queste sciagure non è generata dall’appartenenza a un credo oppure all’altro. Anzi, questo è lo scenario che vorrebbe creare la visione strategica che si nasconde dietro gli attentati. Cioè la radicalizzazione del conflitto per spingere gli inglesi a schierarsi da una parte o dall’altra in base alla religione. Così, quel piccolo gruppo di fanatici assassini diventerebbe di colpo un bacino di milioni di persone. Questo è l’errore che non dovremo mai commettere. Non siamo davanti a uno scontro di religione. Ciò che ci divide da loro non è la fede ma il diverso senso di civiltà, il modo di concepire il vivere insieme in un sistema laico e democratico. E’ questa la linea di demarcazione tra noi e loro. Non dimentichiamolo mai, soprattutto davanti all’orrore.

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