La verità inutile

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Oggi lo dice, senza mezzi termini, anche il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Pier Camillo Davigo: «I politici non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto».

Ritengo, più in generale, che si tratti di uno degli effetti di quello che è stato il grande cambiamento della coscienza civile avvenuto agli inizi del XXI secolo: il passaggio dall’era della verità pericolosa a quella della verità inutile.

Ne parlo spesso durante le presentazioni del mio romanzo “La pietà dell’acqua”, che tratta anche il tema del difficile rapporto tra verità e potere. Scrivo nel libro, affrontando la storia delle stragi naziste insabbiate nel cosiddetto “armadio della vergogna“: “La verità, a volte, è solo un inganno del potere“.  I lettori mi chiedono se ancora oggi è così. Io rispondo di no. Che oggi la verità non è più pericolosa come una volta, non fa più paura. La possibilità di gestire il sentimento dell’opinione pubblica attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione di massa l’ha resa semplicemente inutile.

Nell’epoca di WikiLeaks il Re è nudo ma, piuttosto che scappare via per la vergogna, esibisce la propria intimità con la sfrontatezza e l’arroganza di chi ha capito che il popolo oggi guarda il mondo attraverso la tv e vede solo quello che gli si dice di vedere.

Allora perché vergognarsi della verità? Il concetto di scandalo non esiste più. Se si viene scoperti si nega davanti all’evidenza o si distorce la realtà. Basta essere simpatici e conoscere l’arte dell’imbonire.

Del resto, se si è riusciti a far credere alla maggioranza del Parlamento italiano che una ragazzina di nome Ruby rubacuore poteva essere scambiata per la nipote di Mubarak, tutto può essere affermato senza preoccuparsi di essere smentiti.

Come direbbero a Roma, anche che Gesù sia morto di freddo.

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