Il marito che uccide l’ex moglie a Sarzana e la donna trovata morta sulla riva del lago del Bilancino nel Mugello, investita dall’amico dopo una lite, ripropongono anche in questa pazza estate il dramma delle morti rosa. Vite spezzate dalla folle pretesa di non riconoscere alla donna il diritto fondamentale di ogni essere umano: la libertà di autodeterminarsi. Di scegliere con chi passare il proprio tempo, a chi donare il proprio affetto e la propria intimità. L’incapacità di accettare ed elaborare il distacco, che viene vissuto come affronto e offesa insanabile, trasformano un’insana passione fondata sul possesso in smania di vendetta, istinto di morte che acceca ogni ragione e si spegne solo nella distruzione dell’altro e, spesso, anche di se stessi. Sono comportamenti che vengono da lontano. Che si formano nel tempo, con il carattere, e che a volte emergono in segnali che possono e devono essere colti. Quando ciò avviene è importante agire subito e non lasciarsi intrappolare in quella gabbia di promesse di cambiamento che diventa l’anticamera dell’inferno. L’uomo violento può cambiare ma non all’interno delle dinamiche di coppia. Lo può fare solo iniziando seriamente percorsi di rieducazione alla gestione del conflitto, meglio se supportati da uno psicologo o da centri specializzati in tale materia. Ma fuori della coppia. Alla violenza come mezzo di gestione della dialettica di coppia bisogna opporre subito un netto rifiuto. Sin dalle prime avvisaglie. Usare tutti gli strumenti che oggi la legge mette a disposizione per interrompere sul nascere ogni escalation. Concedere l’ultima possibilità spesso può diventare fatale.

Coppia

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